
Stamani è stata pubblicata una mia intervista che ho rilasciato nella giornata di ieri in Versilia al Tirreno.
Sogno un Pd radicato tra la gente
Domenici in Versilia: identità e programmi concreti per vincere. Volevo lasciare la politica, ma ci ho ripensato. Macché caratteraccio, sono solo un grande passionale
LIDO DI CAMAIORE. «Sì, ho pensato di abbandonare la politica perché mi sentivo fuori moda. L’idea di un partito on-line, fatto di blog e facebook, non mi piace. Poi ci ho ripensato perché mi sono accorto che in molti nel Pd la pensano come me». Così Leonardo Domenici, sindaco di Firenze e candidato del Pd alle europee, racconta al “Tirreno” le ragioni del suo ripensamento: «È stato un momento di amarezza». Poi lancia la sfida: «Mi batterò per un Pd strutturato. Con sezioni e tessere. Identità e programmi ben definiti».
Abbiamo incontrato Domenici nel suo tour versiliese, dove ha ricevuto a sorpresa la visita dell’allenatore della nazionale Marcello Lippi. Qui, a Lido, c’è un bagno che porta il suo cognome e sempre qui il sindaco di Firenze ha trascorso la sua infanzia al bagno Alberto.Radici versiliesi?
«Sì, il babbo di mio padre, Alfredo, era di Camaiore. Non l?ho conosciuto, mentre ricordo bene questi luoghi. Da ragazzo, finita la scuola, da Firenze i miei genitori mi portavano a Lido a trascorrere l?estate da due mie zie».Aveva già allora un caratteraccio per cui i suoi genitori non vedevano l?ora di mandarla in vacanze…
«È l’esatto contrario. Erano le mie zie che mi reclamavano. ?Leonardo è così buono e mite che non dà mai problemi?, dicevano», sorride Domenici.Si è guastato con il crescere?
«La colpa è di voi giornalisti. Quando scrivete cose non vere mi arrabbio».Ancora contro i giornalisti?
«È stato scritto persino che avrei spaccato una fotocopiatrice di Palazzo Vecchio. E poi non mi dovrei arrabbiare?Anche D?Alema pare che l?abbia presentata così: ?Ecco uno che è più arrogante di me…?.
«Fandonie giornalistiche. La verità è che io ho un carattere forte, passionale, ma tutto sommato sono una persona trasparente, diretta. La gente sa chi ha di fronte. Dico sempre quello che penso».Invenzione giornalistica anche l?intervista in cui disse che avrebbe abbandonato la politica?
«No, quella è vera. È stato uno sfogo in un momento politico per me molto amaro, in cui ho pensato di non essere più adeguato ad un certo modo di fare politica oggi».Perché ci ha ripensato?
«Ho scoperto che molta gente in realtà aveva la mia stessa idea della politica. Una politica radicata sul territorio, strutturata in sezioni e circoli, in cui ad esempio l?iscritto conta più di chi partecipa alle primarie. Internet è importante, ma non può sostituire il dibattito e gli incontri in sezione».Poi è arrivata la candidatura alle Europee.
«Ho accettato con entusiasmo la richiesta di candidarmi per almeno due ragioni. La prima è che mi è arrivata dal Pd toscano, non avrei accettato una nomina solo romana. Mi sento fortemente radicato a questa terra e alla classe dirigente del Pd regionale».La seconda ragione?
«Credo che la costruzione dell?Ue sia la sfida più importante dei nostri tempi. E, in quella sede, voglio portare tutta la mia esperienza per far valere il punto di vista dei territori e per dar vita a un?Europa più solida e allo stesso tempo più vicina ai bisogni e alle aspettative dei cittadini».Ad una casalinga come spiega l?importanza dell?Europa?
«Spiego che in Europa si prendono molte delle decisioni che riguardano la nostra vita di tutti i giorni. Dai sacchetti della plastica che verranno aboliti ai soldi per lo sviluppo economico».Lei ha detto che la sua candidatura alle Europee la vive anche come un?occasione per rilanciare il Pd. Cosa significa?
«Questa non sarà una campagna da “partito leggero”: non sarà fondata sull?immagine e sugli spot, ma sarà invece un’occasione per rilanciare il Pd di cui sono stato uno dei fondatori. Sarà la campagna di un partito radicato tra la gente».Dove ha sbagliato Veltroni?
«La crisi del Pd non è imputabile ad una persona, ma ad un gruppo dirigente, di cui faccio parte. Dobbiamo batterci per un partito con un’identità ben definita, con programmi solidi e concreti, che riguardino la vita di tutti giorni, e che sia strutturato. Ripeto, l’idea di un partito on-line non mi convince».Chi al posto di Franceschini?
«Oggi pensiamo alle elezioni. Al congresso del Pd ci penseremo in autunno».Le prime mosse del nuovo segretario le sono piaciute?
«Sì, l’ho visto molto concreto e poi si è messo a girare l’Italia. Ha dato una scossa».Come quando una squadra cambia allenatore?
«Sì, è successo anche ad un bravo allenatore come Ranieri di essere sostituito da un altro, altrettanto valido, come Ferrara…», sorride Domenici.Un impegno – uno su tutti – per l?Europa?
«Mi batterò perché si affermi l’idea della cittadinanza europea. Credo sia importante sentirsi europei».

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