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Posts Tagged ‘partito democratico’

Siena e Firenze, gli appuntamenti di agosto

30 agosto 2010 Ufficio Stampa

Prima martedì a Siena e poi nella serata di ieri a Firenze, Leonardo Domenici ha partecipato a due delle tante iniziative svolte dal PD nel nostro territorio.

Occasioni per incontrare i cittadini rese ancora più importanti dalla grande partecipazione avuta in tutti i dibattiti (una particolare menzione alla Festa dei GD a Torre del Lago e alla Festa Regionale di Legri) con un pubblico attento e partecipe che ha reso possibile anche nei mesi di luglio ed agosto, tradizionalmente dedicati alle vacanze,  lo sviluppo ed il confronto su discussioni inerenti l’attuale situazione economica e la posizione del Partito Democratico nel vasto ambito europeo.

La crisi - ha detto Domenici alla Fortezza Medicea dove il PD provinciale senese svolge la propria festa – ci ha posto davanti alcune domande a cui occorre dare risposte per superare questa fase storica: attuare una vera riforma democratica del sistema europeo, renderlo più trasparente, tornare a finanziare l’economia reale. Prosegui la lettura…

Il Pd nel PSE: una prospettiva nuova da costruire insieme

30 aprile 2010 Leonardo Domenici

Le questioni ancora aperte sono molte, ma ce n’è una che il Partito Democratico oggi potrebbe affrontare e risolvere in modo rapido e lineare: l’adesione a pieno titolo al Partito del Socialismo Europeo.
Un passo avanti importante è stato compiuto lo scorso anno, con l’ingresso della delegazione del Pd al Parlamento Europeo nel gruppo dei Socialisti e Democratici, che nell’occasione ha cambiato parzialmente la sua denominazione. Ma, se questa soluzione ha risolto il problema della collocazione parlamentare, rimane aperta la questione più importante: quella della collocazione politica. Affrontarla è urgente. Rinviare una decisione chiara non serve. Un grande partito ha bisogno rispondere a un quesito molto semplice: qual e’ il contesto, la rete di relazioni, l’organizzazione nella quale si riconosce, opera e agisce a livello europeo?

E’ difficile pensare che possa esserci una alternativa al Pse, che rappresenta peraltro una realtà politica molto aperta e libera, flessibile e multiforme, tale da poter accogliere anche esperienze che provengono da percorsi e tradizioni politico-culturali eterogenei rispetto al socialismo europeo tradizionale.

Coltivare ancora una particolarità politica italiana, che pone il Pd in una posizione indefinita e irrisolta, non è utile né ragionevole. Ma, soprattutto, non consente al Pd di partecipare in modo pieno alla discussione, drammaticamente attuale, sulle idee e i progetti che deve darsi la sinistra democratica e riformista per uscire dalla crisi propria e da quella, economica e politica, che attraversa l’Europa. Lo spazio di questa ricerca è il Pse; il Pd potrebbe portarvi un contributo originale, ampliandone l’orizzonte politico e culturale. Ma solo stando dentro, non fuori né a mezza strada.

Discutiamone, dunque. Ma non per fare l’ennesimo dibattito fine a sé stesso: raccogliamo idee nuove, adesioni e proposte costruttive, con l’obiettivo di portare presto il Partito Democratico a fare parte pienamente del Partito del Socialismo Europeo.

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Riportiamo la politica nella dimensione sociale

8 febbraio 2010 Leonardo Domenici

Le attuali e assai serie difficoltà che incontra il progetto del Partito Democratico sono da ricondursi anche a un problema di fondo di cultura politica carente, confusa e insufficiente?

Personalmente ritengo di sì e penso anche che c’è bisogno di affrontare la questione nella giusta ottica e allargare l’orizzonte della riflessione. In fin dei conti, i problemi preesistono alla nascita del Pd e riguardano l’intera area delle forze della sinistra riformista europea. Le risposte messe a punto negli anni Novanta, pur se talora vincenti sul piano elettorale, si sono rivelate inadeguate e fuorvianti, e in alcune occasioni del tutto sbagliate. Oggi il vuoto di analisi e la debolezza della proposta si manifestano con evidenza: non abbiamo capito bene che cosa stava accadendo intorno a noi. In sostanza, mi sembra che si sia rinunciato a costruire un punto di vista, critico ma non ideologico, sulla fase storica che stiamo attraversando. L’incapacità di produrre una interpretazione critica dei processi di riorganizzazione del potere e dei poteri, su scala globale e nazionale, ha impedito l’elaborazione di una risposta politica autonoma, al punto che in più occasioni l’iniziativa è invece venuta (e continua a venire) da una destra più spregiudicata di quanto ci si potesse aspettare. La necessaria modernizzazione dei paradigmi tradizionali della sinistra democratica si è a poco a poco trasformata in acquiescenza e subalternità all’egemonia del fondamentalismo di mercato. La politica si è indebolita e ha perso autonomia: la campagna sui “costi della politica”, sicuramente giustificata dagli sprechi, distorsioni e superfetazioni burocratiche, ha finito per occultare uno dei problemi fondamentali delle nostre democrazie, vale a dire il fatto che in esse ormai la politica dipende quasi del tutto dal denaro e che «il denaro compra l’accesso al potere» (Rawls). Nella errata convinzione di mettersi al passo con i tempi e forse di rafforzare la nostra legittimazione a governare, abbiamo accettato di competere su un terreno sul quale non potevamo che perdere (come quando, anziché “battagliare” per dare nuove regole ai mercati finanziari e agli istituti di credito, si è preferito accarezzare l’idea di avere banche «nostre»). Ci avviciniamo così a quello che, a mio parere, è il punto centrale: noi abbiamo assistito in modo sostanzialmente passivo allo smantellamento della «mentalità pubblica». …continua sull’Unità…

| Versione in PDF [pubblicato ieri nell'edizione Nazionale (pagina 21) nella sezione "Politica"]

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