Introduzione

Partiamo dal titolo: “La Politica e la Sinistra”.

In primo luogo, c’è la Politica, analizzata sotto l’aspetto dei mutamenti che l’hanno riguardata soprattutto nel corso di questi ultimi vent’anni circa.

L’uso della iniziale maiuscola vuole suggerire che ci si riferisce ad essa in termini generali, come attività che ha acquisito valore assoluto nella evoluzione delle civiltà umane, ma al tempo stesso è caratterizzata da una forte mutevolezza nelle sue espressioni storicamente determinate.

Nello specifico periodo di tempo preso in considerazione, si tratta di capire se effettivamente dei cambiamenti importanti si siano verificati (fatto, del resto, già evidenziato da un certo numero di autori), quanto siano stati profondi e a quali conseguenze abbiano dato luogo.

L’opinione di chi scrive è che la Politica abbia subito una significativa trasformazione, in particolare per il modo in cui è stata pervasa dalla logica del “privato economico”, veicolata attraverso forme inedite di agire politico, che ne hanno alterato l’intrinseca natura di “fatto pubblico” e ridotto l’autonomia rispetto ad altre sfere di potere e di attività umano-sociali.

Il principio della autonomia dell’agire politico viene assunto, in questa sede, come aspetto costitutivo essenziale per il buon funzionamento di ordinamenti di tipo liberale e democratico.

Esso contraddistingue un modo di fare politica nel contesto statuale-istituzionale, che tiene conto delle istanze espresse da soggetti esterni al sistema politico, dotati di identità, forza o potere propri, ma non ne dipende acriticamente né ne risulta influenzato o condizionato in misura tale da non poter esercitare una efficace azione di indirizzo e di controllo nei loro confronti.

Sistemi politici di ispirazione liberale e democratica sono il contesto più adatto per rendere possibile lo sviluppo di un adeguato grado di autonomia della politica istituzionale, il che contribuisce a rafforzare e a migliorare tali ordinamenti. Una perdita di autonomia dell’agire politico rischia invece di produrre in essi un “vulnus” a livello sistemico.

Una ulteriore precisazione appare opportuna.

Sebbene la Politica possa manifestarsi in diversi ambiti della vita umana (per esempio, in campo culturale, sociale, economico e perfino religioso), nell’epoca moderna e contemporanea essa tende a identificarsi quasi completamente con la dimensione statuale, sulla base di ciò che è stato definito “processo di giuridificazione”. Per esprimere questo concetto, nel testo che segue si usa la locuzione “politica istituzionale”, intendendo con essa l’agire politico che discute, elabora e approva provvedimenti normativi e/o amministrativi entro lo spazio pubblico dei diversi organi statuali.

Il fenomeno della coincidenza e dell’appiattimento della Politica sul livello statuale è un fatto limitativo, poiché crea le condizioni per la separatezza e l’impoverimento dell’agire politico.

Questo problema riguarda anche la Sinistra, che oltretutto denota nel corso della sua vicenda storica  una certa inadeguatezza di fondo in quanto a elaborazione di una originale “Teoria della Politica”.

Si arriva, così, al secondo termine che compone il titolo di questo scritto: la “Sinistra”.

È utile chiarire che cosa si intenda con l’uso di tale espressione: quelle formazioni o quei gruppi politici (al limite, anche quelle singole persone), che riconoscono di avere una qualche relazione o derivazione, sia pure parziale, di carattere culturale e politico con il movimento operaio, per come storicamente organizzatosi a partire dall’inizio del Diciannovesimo secolo in poi.

Come tutte le definizioni anche questa può essere discussa e perfezionata, ma serve comunque a circoscrivere il senso di un termine talmente usato e abusato da presentare una cornice semantica estremamente incerta.

Si è già accennato che l’assorbimento dell’agire politico nella sfera statuale-istituzionale qui è visto come un limite da superare.

Per quanto riguarda la Sinistra, ciò può avvenire sia tornando a dare priorità alla “dimensione sociale” (ciò che si può definire come una sorta di deistituzionalizzazione) sia riscoprendo e rivalutando il filone “libertario” nella tradizione storica del movimento dei lavoratori, nel senso di un positivo mai totale identificarsi con quanto è statuale-istituzionale, pur mantenendo una posizione di leale collaborazione con esso e perseguendo l’obiettivo della assunzione di responsabilità di governo.

In questo modo, non si vuole ridurre ulteriormente l’importanza di una politica istituzionale che oggi appare già abbastanza svuotata di efficacia e di contenuto, ma ridefinirne in chiave teorica il giusto “raggio d’azione” e dare maggiore spazio al fare politica della Sinistra entro la “dimensione sociale” (espressione che in questo contesto si è preferita a quella di “società civile”, al di là della evidente affinità fra i due concetti, perché sembra dotata di maggiore flessibilità e ampiezza di significato).

Già da quanto detto finora dovrebbe risultare chiaro che si considera la relazione fra i due termini principali (“Politica” e “Sinistra”) molto meno intuitiva di quanto possa sembrare a prima vista e meritevole di essere indagata approfonditamente, poiché nasconde una sua intrinseca complessità, se non addirittura problematicità.

Nello scritto che segue si è cercato di svolgere una riflessione che va in questo senso.

Con quale risultato potrà valutarlo chi legga: la speranza è di offrire spunti e argomenti di discussione, a prescindere dalla maggiore o minore condivisione di quanto esposto.

Allo scopo di non appesantire troppo un testo già di per sé non leggero, la scelta è stata di non ricorrere a note e citazioni, preferendo richiamare l’attenzione sullo sviluppo di un ragionamento, al quale ci si è sforzati di conferire una certa sistematicità senza tuttavia pretendere di dargli la forma del saggio scientifico accademico.

In tutto questo, non può non riflettersi anche l’esperienza di una persona che per quasi quarant’anni si è dedicata all’attività politica a tempo pieno, sia pure in forme e modi assai diversi fra loro.

Ciò non significa indugiare sull’autobiografismo, ma utilizzare tale esperienza per provare a costruire un punto di vista proprio, con l’intenzione di fornire un piccolo contributo al tentativo di ridare dignità e sostanza culturale all’agire politico (in primo luogo, della Sinistra), che classi dirigenti in larga parte modeste, sia in Italia che in Europa, hanno derubricato a esercizio di mera furbizia. Forse perché si comincia a pagare il prezzo della mancanza di strumenti adeguati per la formazione e la selezione del ceto politico.

Eppure,  di una Politica all’altezza dei problemi del nostro tempo c’è tremendamente bisogno, anzitutto perché, di fronte ad essi, abbiamo necessità di difendere e valorizzare nel modo migliore quei principi di libertà e democrazia che, pur in mezzo a tante difficoltà, devono restare alla base del vivere civile delle nostre società europee.

Principi a cui, nel momento che stiamo attraversando, i vari tipi di fanatismo in atto o in divenire con i quali ci si deve misurare, vorrebbero costringerci a rinunciare, perché l’unico obiettivo che hanno, è farci uguali a loro.

“La Politica e la Sinistra”

SCARICA “LA POLITICA E LA SINISTRA” (formato PDF)