L’intervista di oggi pubblicata sul “Corriere Fiorentino” a firma di David Allegranti.
Dice Leonardo Domenici che al Quirinale c’è un giovanotto di 85 anni che è “molto più lucido e innovatore di tanta altra gente che ne ha meno”. Insomma non è (solo) come dice Matteo Renzi una questione di rottamazione della classe dirigente, ma di “spezzare la cerchia della politica nazionale romana”, che sa soltanto essere autoreferenziale. Prima però bisogna prendere atto che il Pd “come lo avevamo immaginato non c’è, e per questo che viene riproposto l’Ulivo”. Due le priorità: “Come uscire da questa gravissima crisi economica, finanziaria e sociale che attanaglia i nostri paesi. Il tema, per la sinistra democratica progressista europea, è il lavoro: come cioè si può stabilire un patto e un rapporto con le forze imprenditoriali economico finanziarie più avanzate, per guardare in prospettiva a una crescita sostenibile, che nel medio lungo periodo ci possa ridare uno sviluppo ragionevole, equilibrato e possa soprattutto affrontare il problema del lavoro, che poi significa il problema dei disoccupati e dei giovani. La seconda priorità, che è tutta italiana, è come si può uscire dalla crisi della politica berlusconiana. Il punto è che siamo ancora nella fase in cui molti propongono se stessi come soluzione ma pochi propongono qualcosa”.
E la proposta del Nuovo Ulivo è la risposta giusta?
“È evidente che noi avremmo bisogno di discutere di che cosa è diventato il progetto del Pd. Parlare di Nuovo Ulivo e tornare ad affrontare il tema della riforma elettorale significa mettere in discussione le caratteristiche stesse del progetto del Pd, almeno per come si è venuto delineando nell’ultimo periodo, o anche per come è stato costituito. Io ero nel comitato dei 45 che hanno voluto costruire il Pd. Pensavamo che i partiti esistenti, Ds e Margherita, fossero insufficienti e vedevamo nel Pd un’evoluzione, un po’ come i Pokemon, dell’Ulivo. Cioè pensavamo hegelianamente che l’Ulivo stesse nel Pd. Ma nel momento in cui si propone il Nuovo Ulivo, e io non sto dicendo che sia sbagliata la proposta di Bersani, significa riconoscere che il progetto del Pd è entrato in una fase di stallo”.
In che senso?
“Noi abbiamo affrontato le elezioni politiche del 2008 con una proposta che rappresentava un’ulteriore evoluzione dell’evoluzione. Cioè il Pd a vocazione maggioritaria, che oggi non è più riproponibile. È sufficiente guardare i sondaggi e quanto abbiamo preso alle Europee del 2009. Il Pd a vocazione maggioritaria stava dentro una logica bipolare del sistema politico che tendenzialmente andava verso il bipartitismo. Ora se perfino il senatore Quagliariello dice che ormai sul bipartitismo ci possiamo fare una croce sopra e che dobbiamo cerare almeno di salvare il bipolarismo, significa che è accaduto qualcosa nella realtà. Io lo capisco Bersani, non può mettere in discussione il progetto del Pd in quanto tale, ma nella proposta del Nuovo Ulivo c’è l’ammissione che bisogna cambiare strada e rotta. E questo ha drammaticamente a che fare con la questione della legge elettorale, perché a seconda dell’idea che hai della legge elettorale intravedi anche l’evolversi o meno in una certa direzione del progetto dello stesso Pd”.
A proposito di legge elettorale, condivide l’appello per l’uninominale del Corriere della Sera?
| Versione in PDF [pubblicato il 04.09.10 (pagina 3)]

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