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Fermare i paradisi fiscali con la «buona governance»
venerdì 5 marzo 2010

Nuovo impulso alla lotta contro i «paradisi fiscali», contrasto all’evasione ed elusione, accordi che vadano in questa direzione con paesi che non fanno parte dell’Unione europea (i cosiddetti paesi terzi), maggiore collaborazione e coordinamento delle politiche fiscali fra i paesi dell’Unione, definitivo superamento del «segreto bancario». Sono questi i principali obiettivi del rapporto di iniziativa parlamentare sulla «buona governance fiscale», di cui sono stato responsabile come relatore (il lavoro è durato all’incirca quattro mesi) e che è stato approvato dal Parlamento europeo in seduta plenaria a Strasburgo con una maggioranza molto ampia.

Il principio della «buona governance fiscale» è tornato di particolare attualità dopo la grave crisi economico-finanziaria del 2008 ed è stato messo ripetutamente all’ordine del giorno dei vertici internazionali (per esempio, nelle riunioni del G-20 e dei ministri finanziari europei). La Commissione europea dedicò alla questione una comunicazione nell’aprile dello scorso anno, stabilendo che il metodo da perseguire, anzitutto nelle relazioni fra gli stati membri dell’Unione, riguarda la trasparenza, lo scambio di informazioni, la cooperazione transfrontaliera e la leale e non dannosa concorrenza in campo fiscale. È evidente che l’aggravarsi del deficit e del debito pubblico, ha spinto gli stati a fare dei passi avanti nella lotta all’evasione e alla fuga illecita di capitali (su una strada certamente migliore di quella tracciata dallo «scudo fiscale» nostrano). Ma le dichiarazioni di principio e le buone intenzioni, per quanto importanti, da sole non bastano. Bisogna dare concretezza e continuità a questo impegno e il rapporto del Parlamento europeo vuole dare un contributo importante proprio in questo senso. …continua sull’Unità…

| Versione in PDF [pubblicato ieri nell'edizione Nazionale (pagina 18)]

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