Giovedì 4 febbraio la Commissione Finanze del Senato, in relazione all’indagine conoscitiva sugli strumenti di vigilanza europea dei mercati finanziari, creditizi e assicurativi, ha svolto l’audizione degli onorevoli Leonardo Domenici ed Alfredo Pallone, membri del Parlamento europeo.
Riportiamo la cronaca dell’audizione direttamente dal sito del Senato.
L’onorevole DOMENICI dichiara di condividere le preoccupazioni sull’autonomia e le effettive capacità decisionali dei nuovi organi di supervisione. Ritiene che il tema della riforma in materia di vigilanza dei mercati richieda il potenziamento dei rapporti tra il Parlamento europeo e quelli nazionali, anche alla luce dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Ripercorre quindi le fasi attraverso cui è stato elaborato il progetto di riforma in materia di vigilanza dei mercati, ricordando la previsione di giungere alla sua approvazione definitiva entro il 2010 per rendere operativo il nuovo sistema a partire dal 1° gennaio del 2011.
Successivamente dà analiticamente conto del calendario programmato dell’iter d’esame presso la Commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento europeo, che dovrebbe a sua volta concludere i lavori in sede plenaria tra giugno e luglio di quest’anno. Rispetto alla tempistica indicata, ritiene che vi siano ancora margini di intervento per il Parlamento italiano al massimo fino al mese di marzo.
Passando alle considerazioni di merito, rimarca il carattere complesso dell’architettura di vigilanza e ricorda che le ESA discendono dalla trasformazione degli attuali comitati di terzo livello; dopo aver posto l’accento sull’esigenza di intervenire sulla composizione degli organi decisionali, in modo da non renderne pletorico l’apparato, evidenzia la necessità di contemperare l’esigenza del nuovo sistema di vigilanza con l’obiettivo di non appesantire in misura eccessiva i controlli sugli intermediari, nella prospettiva di non ostacolare la ripresa economica e il finanziamento del settore produttivo. Giudica con favore la creazione di un sistema centralizzato di vigilanza alla luce della cospicua presenza di gruppi transfrontalieri, poiché tali soggetti, per le loro caratteristiche dimensionali e operative, hanno contribuito alla diffusione della crisi.
In termini più squisitamente politici, sottolinea poi l’esigenza che l’Unione europea assuma una posizione unitaria e coerente in seno al G20 sulle prospettive di riforma della vigilanza e che sia rafforzato lo scambio di informazioni fra autorità nazionali ed europee. Ritiene altresì opportuno delineare con chiarezza il rapporto tra i due livelli di supervisione, da improntare al principio della leale collaborazione e alla trasmissione delle informazioni rilevanti.
Fa quindi presente che il testo di riforma licenziato dall’ECOFIN ha, per alcuni aspetti, depotenziato la proposta originaria elaborata dalla Commissione: in primo luogo occorre fare chiarezza sul soggetto al quale spetta la competenza a dichiarare la situazione di emergenza, nella consapevolezza che è stata prevista una procedura operativa e decisionale particolarmente lunga. In secondo luogo, rileva la necessità di conferire agli organi di supervisione microprudenziale maggiori poteri di intervento nei confronti degli intermediari che non osservano le regole da essi stabiliti. Infine, reputa opportuno assegnare alle ESA il compito di risolvere le controversie tra le singole autorità nazionali.
Dopo aver ribadito l’importanza di delineare un quadro comune di regole e prassi di vigilanza per il corretto funzionamento del mercato unico, dichiara di condividere l’ipotesi di conferire al Presidente della Banca centrale europea la carica di presidente dell’ERSB anche se non disconosce l’opportunità di ulteriori approfondimenti sul punto.
Nell’ottica di concentrare le informazioni rilevanti per l’esercizio dei compiti di vigilanza, dichiara la propria preferenza per la scelta di un’unica città come sede degli organi di supervisione, pur nella consapevolezza che il dibattito politico si è orientato nella direzione opposta.
In conclusione esprime il timore che nelle successive fasi dell’iter di discussione e di elaborazione della riforma possano emergere ulteriori divergenze tra i singoli Governi nazionali, anche se ciò potrebbe offrire all’Italia l’occasione di far sentire maggiormente la propria voce in ambito comunitario. In ogni caso, nel compiere le scelte di fondo in materia di vigilanza sui mercati, occorrerà che l’Europa approfondisca anche il dibattito in corso negli Stati Uniti, e le proposte ivi avanzate, come la separazione tra l’attività delle banche commerciali da quella delle banche di investimento nonché quella di prevedere una specifica tassazione sulle transazioni finanziarie, nella prospettiva di assumere su di esse una posizione il più possibile condivisa.
Seguono quindi i quesiti dei Senatori.
[...] Rispondendo ai quesiti dei senatori interviene l’onorevole DOMENICI, a giudizio del quale la sollecitazione di un ruolo più attivo della politica nelle istituzioni comunitarie rischia di essere vanificata dalla considerazione che il ruolo assegnato alla mediazione intergovernativa nell’Unione europea implica, sostanzialmente, il rischio di un compromesso al ribasso e la marginalizzazione di una visione squisitamente europeista. L’aver assunto in molte occasioni la logica della sommatoria degli interessi dei singoli Stati membri ha certamente nuociuto rispetto al raggiungimento di obiettivi più avanzati ed equilibrati.
Per questi aspetti ritiene fondamentale il ruolo del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali quali luoghi privilegiati di sintesi politica a più ampio raggio. Per quanto riguarda i rilievi sulla funzione delle strutture tecnocratiche, ne ammette la fondatezza, pur sottolineando che organismi autorevoli e indipendenti costituiscono certamente una soluzione adeguata rispetto a determinate contingenze. Per quanto riguarda la complessità del progetto predisposto dalla Commissione europea non esclude, come prefigurato nello stesso rapporto de Larosière, che si possa nel tempo addivenire ad una semplificazione della struttura fondata su due organismi di vigilanza complessiva. Per quanto riguarda le proposte di modifica avanzate dalla BCE si riserva di compiere un ulteriore approfondimento; circa la composizione dell’autorità di vigilanza del rischio sistemico, ritiene valutabile rafforzare i poteri dell’organo ristretto al fine di superare l’evidente anomalia di un organo eccessivamente pletorico. Conclude il proprio intervento ribadendo la convinzione che la Banca centrale europea costituisca un elemento irrinunciabile, per l’autorevolezza e la indipendenza della nuova struttura europea.


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