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Il PD e l’altra faccia del voto diretto

15 ottobre 2009 Leonardo Domenici

Qualche mese fa espressi i miei dubbi sul prendere o meno la tessera del Partito Democratico.

l'UnitàPer la verità, pochi si presero la briga di cercare di capire il perché di questa posizione. Fra i pochi ci furono gli iscritti al Pd di Santa Croce, nel cuore di Firenze, vale a dire il mio circolo territoriale. È un circolo un po’ nomade, perché non ha una sede fisica e infatti ci ritrovammo, una sessantina di persone, in una sala prenotata per l’occasione. Facemmo una cosa demodé: parlammo di politica. Io spiegai che non ce l’avevo affatto con il progetto del Pd, ma nutrivo perplessità sul modo in cui veniva realizzandosi. Fra l’altro sostenni che non mi convinceva un partito che equiparava gli iscritti agli elettori e rischiava di essere assorbito dalla attività di preparazione e gestione delle “primarie” a scapito della elaborazione programmatica e della discussione politica, con organismi dirigenti che diventavano sempre più arene di scontro fra comitati elettorali (forma mutante delle correnti) e sempre meno spazi di confronto. A questo punto ponevo la domanda provocatoria: «Se è così, a che serve iscriversi?». Comunque, al termine dell’assemblea ci fu il lieto fine e io presi la tessera del Pd. Non me ne sono affatto pentito e mi fa piacere che oggi siano in parecchi a formulare più o meno i miei stessi dubbi di allora. Perché oggi torno a parlare di questo? …continua sull’Unità…

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