Riportiamo la politica nella dimensione sociale

8 febbraio 2010 Leonardo Domenici

Le attuali e assai serie difficoltà che incontra il progetto del Partito Democratico sono da ricondursi anche a un problema di fondo di cultura politica carente, confusa e insufficiente?

Personalmente ritengo di sì e penso anche che c’è bisogno di affrontare la questione nella giusta ottica e allargare l’orizzonte della riflessione. In fin dei conti, i problemi preesistono alla nascita del Pd e riguardano l’intera area delle forze della sinistra riformista europea. Le risposte messe a punto negli anni Novanta, pur se talora vincenti sul piano elettorale, si sono rivelate inadeguate e fuorvianti, e in alcune occasioni del tutto sbagliate. Oggi il vuoto di analisi e la debolezza della proposta si manifestano con evidenza: non abbiamo capito bene che cosa stava accadendo intorno a noi. In sostanza, mi sembra che si sia rinunciato a costruire un punto di vista, critico ma non ideologico, sulla fase storica che stiamo attraversando. L’incapacità di produrre una interpretazione critica dei processi di riorganizzazione del potere e dei poteri, su scala globale e nazionale, ha impedito l’elaborazione di una risposta politica autonoma, al punto che in più occasioni l’iniziativa è invece venuta (e continua a venire) da una destra più spregiudicata di quanto ci si potesse aspettare. La necessaria modernizzazione dei paradigmi tradizionali della sinistra democratica si è a poco a poco trasformata in acquiescenza e subalternità all’egemonia del fondamentalismo di mercato. La politica si è indebolita e ha perso autonomia: la campagna sui “costi della politica”, sicuramente giustificata dagli sprechi, distorsioni e superfetazioni burocratiche, ha finito per occultare uno dei problemi fondamentali delle nostre democrazie, vale a dire il fatto che in esse ormai la politica dipende quasi del tutto dal denaro e che «il denaro compra l’accesso al potere» (Rawls). Nella errata convinzione di mettersi al passo con i tempi e forse di rafforzare la nostra legittimazione a governare, abbiamo accettato di competere su un terreno sul quale non potevamo che perdere (come quando, anziché “battagliare” per dare nuove regole ai mercati finanziari e agli istituti di credito, si è preferito accarezzare l’idea di avere banche «nostre»). Ci avviciniamo così a quello che, a mio parere, è il punto centrale: noi abbiamo assistito in modo sostanzialmente passivo allo smantellamento della «mentalità pubblica». …continua sull’Unità…

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Il sistema dei controlli sul sistema finanziario

27 gennaio 2010 Leonardo Domenici

Giovedì 21 gennaio ho presentato, assieme all’Europarlamentare Pervenche Berès, un emendamento riguardante la protezione dei piccoli investitori e la tracciabilità dei prodotti finanziari relativamente alla modifica della Direttiva  sui gestori dei fondi di investimento alternativi, il cui relatore è Jean Paul Gauzès (PPE).

La ragione di questo intervento è perché ritengo che un organismo di tutela degli investitori sia urgente a livello europeo per certificare i prodotti finanziari ed etichettarli in diverse categorie di rischio prima che vengano commercializzati. L’intenzione è quella di porre attenzione alla nuova architettura europea di supervisione finanziaria micro e macro prudenziale.

La Commissione, infatti, il 23 settembre 2009 ha adottato una serie di proposte legislative per rafforzare in modo significativo l’efficacia della vigilanza finanziaria in Europa. Si tratta di un sistema, basato su accordi cooperativi rafforzati, che hanno come obiettivo quello di migliorare la stabilità finanziaria dell’UE, di garantire che la stessa normativa tecnica di base sia applicata e fatta rispettare in modo uniforme, di individuare precocemente i rischi presenti nel sistema e di consentire interventi congiunti molto più efficaci nelle situazioni di emergenza e per la composizione di controversie tra le differenti autorità di vigilanza.
Il pacchetto legislativo darà vita ad una rinnovata architettura europea della vigilanza che poggerà sostanzialmente su due pilastri. Il primo, quello macroprudenziale, basato su Comitato europeo per il rischio sistemico (ESRB) avente il compito di individuare i fattori che minacciano il sistema finanziario nel suo complesso e la funzione cruciale di segnalare tempestivamente tali fattori e consentire interventi rapidi atti a porvi rimedio. Il secondo, a livello microprudenziale, costituito dal sistema europeo delle autorità di vigilanza finanziaria (ESFS) composto dalle autorità nazionali di vigilanza e da tre nuove autorità europee di vigilanza per il settore bancario, degli strumenti finanziari e delle assicurazioni e pensioni aziendali.